Un silenzio che dice più delle parole: una storia di famiglia

avevo sentito per caso nel corridoio: «Sono gli altri a essere cambiati». Le parole di Vadim continuavano a tormentarmi; le rigiravo nella mente, esaminandole da ogni angolazione. Non suonavano come una scusa, bensì come un’ammissione — qualcosa che forse nemmeno Vadim si aspettava di pronunciare. Era una consapevolezza difficile da accettare per lui, tanto quanto lo era per tutti noi. Eppure, la verità — per quanto sgradevole possa essere — finisce sempre per venire a galla.

Una sera, il telefono squillò. Era Inna. Raramente chiamava senza un motivo preciso; così, dopo pochi secondi

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