adoro.
Il divorzio non ha segnato la fine della mia vita.
È stato ufficializzato un giovedì mattina di novembre.
Nadine ha chiamato poco dopo le dieci. Ero seduta in macchina, nel parcheggio dell’ospedale, intenta a finire una barretta proteica prima del turno di lavoro.
«È finita», ha detto.
L’ho ringraziata.
Poi, per dieci minuti, sono rimasta seduta a motore spento, lasciando emergere tutto ciò che affiorava.
Non era un trionfo.
E nemmeno disperazione.
C’erano tristezza, sollievo e una rabbia che, raffreddandosi, si era trasformata in lucidità.
E, sotto tutto questo,