lo sappiamo per proteggerti, non per etichettarti.»
Lui ha chiuso gli occhi un secondo. Quando li ha riaperti, c’era dentro la stessa paura, ma anche una cosa nuova: una minuscola fiducia, come una luce in un corridoio lungo.
Pochi minuti dopo, la psicologa è entrata. Non con l’aria da “adesso ti aggiusto”. Con l’aria da “posso sedermi accanto al tuo peso senza farlo scappare”.
«Ciao Alessandro,» ha detto, come se lo conoscesse da sempre. «Posso sedermi?»
«Sì,» ha risposto lui, e quella sillaba gli è uscita come una pietra che