gli occhi. Un attimo dopo, con voce più bassa ancora: «Però io… potrei averlo scritto. E forse è per questo che ho pianto. Perché… mi è sembrato di vedermi.»
Non ho avuto bisogno di fare domande. La sua faccia diceva già tutto: notti con gli occhi aperti, pressione che si traveste da dovere, una testa che non smette di correre nemmeno quando il corpo crolla.
«Ti va,» gli ho chiesto, «di fare adesso quello che ho promesso? Nel modo giusto. Da adulti.»
Lui ha annuito appena, quasi vergognandosi di quell’annuire.