Un silenzio che dice più delle parole: una storia di famiglia

precedeva un’altra delle sue battute “innocenti”. Era come un’etichetta con su scritto “innocuo” appiccicata su una boccetta di veleno. Lo conoscevo fin troppo bene; appariva sempre un istante prima che lui superasse il limite, pur lasciandosi una via d’uscita per potersi poi giustificare dicendo: «È solo uno scherzo». Quel sorriso era, al tempo stesso, il suo scudo e la sua arma.

«Ma dai, perché prenderla così alla lettera? Stiamo solo parlando, no?», rispose fingendo sorpresa, come se fossi io quella irragionevole, incapace di cogliere una battuta.

«No», dissi. «Una conversazione

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