Il suo tocco era quasi impercettibile, come se stesse cercando di rassicurare non suo marito, bensì un uccellino spaventato finito per errore nella stanza. Era un gesto delicato, eppure profondo: diceva «sono qui, non devi restare solo». Si trattava di un atto di straordinario coraggio, intriso di una tenerezza che si può riservare solo a chi si ama e si comprende davvero.
Nessun altro notò quel gesto. Eccetto me.
E, per qualche ragione, quel singolo atto ebbe un peso maggiore di tutte le parole pronunciate negli ultimi anni. Fu come