più stata tutelata dalla semplice eventualità, bensì da un’impalcatura concreta: documenti, decisioni e accordi che mi imponevano di accettare una vita ancora tutta da venire.
Il giorno del matrimonio di Rachel, mi sono svegliata prima dell’alba.
In casa regnava il silenzio. Mio marito dormiva accanto a me, il respiro regolare. Ho fissato il soffitto per qualche minuto, consapevole che, quella mattina, sarei dovuta andare nello studio di Patricia.
Ho fatto una doccia, mi sono vestita e ho detto a mio marito che dovevo sbrigare alcune faccende prima di andare al