allenamento ho sbagliato un passaggio… non mi sono insultato dentro. Ho solo pensato: “capita”.»
E in quella parola—capita—c’era la fine di una guerra privata.
Quando la porta si è chiusa, sono rimasto un attimo a guardare lo zaino appeso. Era lo stesso di prima, eppure non lo era più. Non perché contenesse meno segreti, ma perché quei segreti avevano smesso di essere prigioni.
Ho spento la luce, ho preso le chiavi e, prima di uscire, ho sfiorato anch’io la tracolla con due dita. Non per scaramanzia. Per memoria.
Perché tutti