Ksyusha percepì qualcosa che non voleva sentire: stanchezza, rassegnazione, la sensazione di un peso che non voleva portare.
“È… inaspettato”, disse, con una nota di cautela nella voce che invece suonava distante. “Non me l’aspettavo. Pensavo che fosse tutto già sistemato.”
“Sei felice?” chiese, una speranza che cercava di nascondere, ma che era chiara come la luce della luna che filtrava dalla finestra, e che si levava nella sua voce.
“Certo che sono felice”, rispose, ma nella sua voce non c’era entusiasmo, solo un dovere da assolvere. “È solo che