occhi riconobbe i propri.
Il braccio gli cadde lungo il fianco.
«No,» mormorò. «Io non sono come te.»
«Non sai niente di me,» rispose Arturo. «Ma puoi ancora scegliere che uomo diventare.»
Stefano si lasciò cadere su una sedia.
«Allora non siamo Bellandi.»
Lo disse come se avesse perso un titolo nobiliare.
«Non siamo nessuno.»
Elena lo guardò con una tristezza più grande della rabbia.
«Siete figli miei e di Arturo. Se credete che senza il cognome Bellandi non valiate niente, allora vi hanno cresciuti davvero male.»
Riccardo aveva gli