«Immagino tu mi consideri crudele».
Non era una domanda. Era un tocco timido su una porta rimasta chiusa a lungo; un tentativo di capire se, dall’altra parte, ci fosse ancora qualcuno. Nei suoi occhi colsi qualcosa che non avevo mai notato prima: inquietudine. Temeva la mia risposta, ma temeva ancora di più il silenzio che ne sarebbe potuto seguire.
«A volte», risposi, dicendo la verità.
Inna annuì lentamente, accogliendo quel giudizio senza una parola di protesta. Nel suo gesto non c’era rabbia, né alcun riflesso difensivo; solo un’accettazione che doveva