c’era un sacchetto di velluto, con dentro un braccialetto d’argento per neonati con un ciondolo a forma di piedino rosa. Incisa sopra c’era una parola: Angela. Il mio nome.
Aveva intenzione di dare a sua figlia il mio nome.
La storia che mi ero raccontata si frantumò. Sì, mi aveva tradita. Ma lui l’aveva corteggiata, ci aveva mentito a entrambe, le aveva promesso sicurezza e poi l’aveva abbandonata. Ci ha distrutte entrambe.
La mattina seguente, tornai in ospedale. Sembrava piccola, fragile. “Non devi restare”, sussurrò. “So che mi odi.” Non