altro tavolo, e quel suono, per quanto normale, rese tutto ciò che c’era dentro ancora più opprimente.
Il giudice Parker finalmente mi guardò e disse: “Apprezzo la sua moderazione”.
Quella frase, per quanto semplice, mi sconvolse quasi più di qualsiasi altra cosa quella sera.
Non perché avessi bisogno della sua approvazione.
Perché era la prima volta che qualcuno in quella stanza dava un nome a ciò che facevo da anni.
Trattenermi.
Nascondere la verità. Modificare le mie parole per far sentire gli altri a proprio agio. Rimpicciolire la mia vita