e un balcone così stretto che a malapena riusciva a ospitare due sedie e qualche pianta molto tenace.
Era perfetto.
La prima sera, avevo solo un materasso a terra, due lampade, una pentola e esattamente quattro tazze. Ho mangiato cibo thailandese da asporto, seduta su uno scatolone con su scritto “ASCIUGAMANI”, ascoltando i rumori, per me ancora sconosciuti, dell’edificio.
Avrei dovuto provare disperazione.
Invece, ho provato sollievo; un sollievo così silenzioso che sarebbe stato facile non accorgersene.
L’aria in quell’appartamento apparteneva soltanto a me.
Non c’era la tensione causata da