la sala. Erano luminosi, eleganti – forse un tantino troppo formali per un matrimonio a giugno – ma a Rachel piacevano. Dicevano che rendevano l’ambiente più sereno. Le ricordavano sua nonna.
Il ricevimento di mia figlia era iniziato da circa quaranta minuti quando mio marito mi si è avvicinato alle spalle, posando una grossa busta di carta sul tavolo, proprio accanto al mio bicchiere d’acqua.
Ho guardato la busta.
Poi ho guardato lui.
Con una mano, si è sistemato la cravatta: un’abitudine che aveva ogni volta che si sentiva a disagio ma