l’auto, sperando ancora, ingenuamente, di scorgere in Lance qualche traccia del ragazzo che avevo amato e protetto per vent’anni.
Non lo vidi.
Attraverso il parabrezza, lo vidi innestare la retromarcia. Aveva già il telefono in mano. Pensai che probabilmente stesse chiamando Oilia per farle sapere che aveva fatto quello che avevano pianificato.
Non mi degnò nemmeno di uno sguardo.
“Lance, aspetta!” gridai, cercando di correre dietro all’auto che si allontanava. “Ti prego, non farlo!”
Il pick-up svoltò sulla strada principale. Un attimo dopo, i fanali posteriori scomparvero dietro una cortina