loro?”. Nella stanza è calato il silenzio.
Mio padre ha chiamato all’1:30 del mattino come se stesse evocando un problema che non sapeva come gestire.
Io ero già sveglia, mezza sommersa da documenti al tavolo della mia cucina a Richmond, in Virginia, a finire gli appunti per un’udienza del giorno dopo. Il mio telefono si illuminò con la chiamata di papà, e lo fissai per un secondo prima di rispondere, perché nessun genitore ragionevole chiama la figlia dopo mezzanotte a meno che non ci sia qualcuno morto, in punto
Mio padre mi ha chiamato all’1:30 di notte. “Domani puoi cenare con la famiglia della fidanzata di tuo fratello, ma tieni la bocca chiusa.” Ho chiesto perché. La mamma ha risposto bruscamente: “Suo padre è un giudice. Non metterci in imbarazzo, lo fai sempre.”