della sua fame, della sua stanchezza e del suo dolore.
Più tardi, quando finalmente i farmaci le permisero di dormire, entrai nella sala d’attesa e crollai completamente. Non era la paura di perderla, era qualcosa di più profondo. Mi resi conto che l’orgoglio per i miei successi mi aveva accecato. Avevo attraversato la vita con sicurezza, senza mai guardare alle fondamenta stesse su cui poggiavo: la donna che mi aveva sostenuto per tutto questo tempo.
Quando
riaprì lentamente gli occhi, circondata da macchinari e flebo, mi rivolse ancora quel suo