Più tardi nel pomeriggio, tornando a casa, continuavo a pensare a quanto leggermente ci mettessimo nei cassetti. Scegliamo un lato certo di noi stessi che mostriamo al mondo, e spesso dimentichiamo quello più tranquillo, che non sempre riceve attenzione. Il pensiero mi ha ricordato i momenti in cui mi ero sorpreso – di rimanere saldo, anche se pensavo che avrei ceduto, o mi sarei sentito profondo, anche se mi aspettavo di rimanere distante. Questi momenti non contraddicevano chi ero; completavano il quadro. Come la carta indicata in modo giocoso: capire se stessi non significa scegliere un lato, ma riconoscere entrambi.
Quella notte, ho messo la carta sulla mia scrivania invece di buttarla via. È diventata un piccolo promemoria del fatto che la crescita nasce dalla conoscenza di sé piuttosto che dalla condanna. Non abbiamo bisogno di test o simboli per definirci, ma a volte un semplice impulso può stimolare l’auto-riflessione. La vita non consiste nel scegliere un solo tratto e attenersi ad esso per sempre. Si tratta di imparare quando la gentilezza e quando il coraggio è appropriato, quando si guida e quando si riposa. E riconoscendo queste due parti, non saremo divisi – diventeremo integri.